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18 gennaio 2008

Zora e la sua storia



“Mi hanno proibito di portare la mia arma, neppure Raintar ha osato privarmene…”

Alla mezz’orca non era piaciuto affatto dover lasciare alle guardie all’ingrasso la sua doppia ascia perfetta, per di più a degli umani…Ah, gli umani…ogni volta che decide di odiarli senza appello, qualcuno di loro fa qualcosa che la spiazza: la libertà concessa alla sua razza in quella città era una buona ragione per evitare di fare problemi quasi inutili, in fondo proprio disarmata non era….
Zora è decisamente confusa dagli alti soffitti sorretti dal legno e dal tepore delle stanze, se fosse veramente tutto come appariva avrebbe potuto far trasferire la sua famiglia in quel paradiso, e magari anche l’intera comunità.

Kord ti prego sostienimi anche in questa prova.”

Assieme a Blottorich, col quale aveva passato la giornata, viene accompagnata alla tavolata d’onore, che non era la tavolata principale, ma era addobbata quanto l’altra, nella principale si dispongono infatti il nuovo re le più alte rappresentanza religiose, politiche e magiche della città; d’istinto, pe’ non sape’ né legge’ e né scrive’, Zora prese nota mentalmente delle vie di fuga e degli ostacoli da superare per guadagnarle. Con un certo piacere nota che sono presenti anche alcuni suoi simili.
Al suo tavolo, in gran pompa, erano già parati lo gnometto, il paladino e l’altra ragazzina, solo il guerriero con gli occhi di demone si fa attendere un poco, presentandosi con la faccia di chi ti fa un favore.
Quindi il sontuoso banchetto ha inizio; tuttavia Zora non riesce a fruirne a pieno, colpa anche degli numerosi inservienti che le raccolgono in continuazione il tovagliolo, ma non lasciano nemmeno che i loro boccali si svuotino, finchè non giungono gli arrosti della gran caccia, ovvero cinghiali, daini e caproni. La concordia che coglie il cuore delle creature dopo un buon pasto e una bella bevuta cominciano a sciogliere il protocollo rigido che vigeva all’inizio: le chiacchiere cominciano ad essere più chiassose e le risate copiose e cristalline, le danze rallegrano ulteriormente gli astanti e mischiano allegramente le persone ai tavoli, anche al tavolo di Zora altri singolari personaggi cominciano un certo via vai, in parecchi si presentano vengono presentati e si profondono in discorsi di circostanza. Finché sul tardi Blottorich ebbro dell’eccellente birra dei monaci, in scia ad un sarcastico commento di Martenus, rincara la dose lamentandosi del fatto che il padre avesse fatto una finaccia per senza niente.
A quel punto Zora non si trattenne più e attirando l’attenzione sbattendo vigorosamente la mano sul tavolo rimbrottò accorata il nano, senza far troppo caso al suo tono di voce:

“Per Kord, non si offende in questo modo la memoria di un valoroso combattente! Tuo padre era un ottimo esempio da seguire, ha consolato me e i miei compagni quando ne avevamo bisogno, ci ha insegnato molte cose ed ha combattuto valorosamente al nostro fianco. E soprattutto è morto nel modo che aveva scelto: combattendo per garantire una vita felice e serena per te e per molte altre persone. Inoltre non è morto da solo, ma circondato da persone che diffondo in modo degno il ricordo! ”

A questo punto però la mezz’orca si incupisce un po’…

A zittire ogni risposta possibile da parte del neo-bardo si intromette un’altra mezz’orca dalle fattezze altrettanto imponenti accompagnata un elfo slanciato con una lunga verga e un copricapo singolare con al collo un grosso e sberlucciocoso sole che nasce:

“Queste sono parole giuste, valorosa sorella, degne della nostra stirpe. Io sono Koilla e ho l’onore di rappresentare la nostra razza nel gran consiglio della città. Questo vicino a me invece è il nobile gerofante di Lathander Zarkon”- L’elfo china il lungo corpo con reverenza; mentre le mezz’orche si stringono le mani, prendendosi però per i polsi, e si danno delle pacche sugli avambracci muscolosi. -“Tu non sei di queste parti, vero?”

Un po’ imbarazza, ma anche sul chi vive, Zora risponde meglio che può:

“No, vengo dall’impero, da una comunità clandestina a nord di Aluarim.”

“Ah, ecco perché chiami Kord l’eroico e giusto Lathander.” Asserisce Zarkon soddisfatto.

Ma Zora non sembra affatto convinta, ed ancora una volta Koilla interviene diplomaticamente:

“ Eh già, anche io sono nata nelle terre dell’impero, ed ho fatto un lungo viaggio per arrivare sin qui dove la nostra gente è libera e condivide liberamente la venerazione del nostro dio con altre razze. Anche io ero perplessa all’inizio, ma poi ho capito che è solo una questione di traduzione; quindi il nostro Kord qui è chiamato nella lingua del posto col nome di Lathander.
Ma dicci di più di te e del tuo viaggio….”

L’invito era palese, e l’intento era chiaro, per cui Zora che non aveva grossi segreti accetta di buon grado di raccontare la sua storia, anche se proprio tutto non aveva voglia di raccontarlo, ecco perché si era mantenuta sul vago sul suo paese d’origine.

“Io sono Zora Kurgar, ho 18 anni, almeno credo, non ho ancora ben capito quanto tempo sono rimasta prigioniera, ed ho lasciato dietro di me la mia famiglia: mia madre e mia figlia. Mio padre era un umano massacrato dai suoi simili perché tentava di fare da noi quello che qui è normale…
Anche il padre di mia figlia è un umano, ma di tutt’altra fatta, alla prima difficoltà ha lasciato me e la mia piccolina, appena nata, senza nessuna incertezza…”



Le pause sono pesanti e sofferte, il tono di voce decisamente più dimesso che in precedenza.

“Per non morire di fame, come molti altri di noi, ho lasciato la mia grotta per cercare fortuna nella vita da avventuriera, e diciamo che per un po’ le cose sono andate discretamente: eravamo stati reclutati per una missione apparentemente semplice e fruttuosa che poi si è protratta inaspettatamente sin’ora.
Iovanda una pazza e maledetta, nel vero senso della parola, aveva reclutato me ed altri avventurieri per trovare una draghessina di rame, Andala, che poi lei stessa voleva uccidere per acquistare l’eterna giovinezza nonostante fosse la madre! Ma in origine a rapirla era stato il fratello di Andala, il mezzo drago Riantar, reso folle da un altro figlio di Iovanada, Areth, un tief-qualcosa, insomma una sorta di mezzo demone molto potente, e tutto sto casino è successo per la sua gelosia.
Vi spiego meglio: la maledizione di Iovanda consisteva nel fatto che attirava sempre creature assai strane, così è stata prima col demone, padre di Areth; e poi col drago di rame. Areth, geloso del fatto che la madre non fosse rimasta fedele a lui ed al padre, ha deciso che in qualche modo avrebbe rovinato la vita di lei e dei suoi fratelli.
Alla fine però abbiamo ucciso Iovanda e riportato Andala dal padre, che però ci ha imposto di inseguire l’altro figlio ed ucciderlo, confidandoci che l’unica cosa per ucciderlo erano le ossa di Kuo-toa. Tuttavia né noi né lui sapevamo ancora che a rendere pazzo Raintar fosse stato il fratellastro demoniaco. Quindi alla luce della cosa non saprei se il drago padre, potrebbe cambiare idea.”

“Forse per non essere presa per pazza è meglio che ometta la storia del drago nero, dei viaggi negli altri piani e della strana creatura che ci seguiva, l’idillio con quell’altezzoso di Ardis! Magari soprattutto per quello non mi crederebbero…Però la storia dell’albero…con gli gnomi, quello magari sì.”

Infatti tutti la ascoltavano attentamente, e questo non la rassicurava, anche se Koilla e Zarkon annuivano, il tutto la rese un tantinello più imprecisa:

“Però in tutto questo eravamo arrivati in una città dell’impero dove c’era un’epidemia, che alla fine era causata dalla corruzione di un albero sotterraneo, dal quale dipendeva anche la sopravvivenza di un villaggio di gnomi nella foresta soprastante. Quindi liberata la città sotterranea dell’albero, al fine di curarlo e procurarci le ossa di rana siamo andati ad Aluarim alla ricerca di uno che poteva evocare un celestiale. Lo ha fatto, l’albero è stato curato, e in un modo un po’ macchinoso ci ha anche procurato le ossa di cui avevamo bisogno.
Quindi ci siamo rimessi sulle tracce di Raintar, che ci hanno portato dai Drow, o meglio, dalla loro regina, credo, o quanto meno capo, Ferilara, che era in fin di vita ed era anche stata privata del suo mantello…
Per altro io i Drow non li reggo proprio!
In pratica abbiamo scoperto che il mezzo drago si è in qualche modo alleato con gli elfi oscuri per formare un esercito, per portare distruzione e morte e tutto questo anche grazie a quel mantello strano.
Il nostro inseguimento tra mille peripezie combattimenti, strane creature ed imprese degne di essere meglio narrate è arrivato fino alle porte di questa città, dove le strane creature che abitano l’interno della tartaruga ci hanno attaccato, ma solo l’intervento diretto di Raintar con le sue migliaia di frecce velenose ci ha fatto soccombere, il bruciore era insopportabile, non riuscivo più a stare in piedi ed ho pregato Kord…ehm, Lathander che mi desse una buona morte, ma così non è stato…”


Zora, prima di proseguire, fa sconsolatamente spallucce, per sottolineare il fatto evidente di non essere morta, e poi riprende sforzandosi palesemente per ricordare:

“ Da quel momento è diventato tutto strano e nemmeno nei miei peggiori incubi avrei potuto immaginare quello che mi aspettava.
Ho perso il senso dello spazio e del tempo, non avevo più nemmeno il supporto dei miei compagni che non so a quale sorte sono stati destinati…
L’unico che vedevo era quel maledetto di Raintar che mi torturava senza stancarsi mai…Giocava come il gatto col topo, mortificandomi più che poteva con la sua magia, penso di essere stata il suo giocattolo preferito.
Infatti, lui era a pungolarmi con i suoi dardi acidi giusto poco prima che arrivasse uno strano pallone brillante che non ha resistito alla sua magia…Allora si è arrabbiato moltissimo e ha cominciato a gridare che per colpa mia aveva sprecato troppi incantesimi e che i pochi che gli erano rimasti avrebbe dovuto giocarseli bene contro chi aveva mandato la palla luminosa…Dopo di che ha fatto in modo che non morissi e se n’è andato.
Poi sono arrivati loro e siamo riusciti a venirne fuori vivi.”

“Non posso certo dirgli che Raintar mi manteneva in vita perché voleva piegarmi al suo volere e solo grazie alla mia fede in Kord non ci è riuscito, potrebbero non crederci e non fidarsi più di me!”

Il primo ad interrompere il silenzio è Zarkon che attesta con parole di solidarietà il fatto che la comunità tutta di Tortusga è felice di aver acquisito un membro tanto valoroso, inoltre il grande tempio della luce si sarebbe prodigato ad agevolare il pronto riassorbimento delle cicatrici che la possente femmina aveva mostrato durante il racconto scostando l’armatura di pelle, infertegli dall’insano aguzzino.

Dopo di che tutti, nei modi consoni alla propria indole, dimostrano a turno la propria solidarietà, più o meno sentitamente.

Ma prima che Koilla si accomiati Zora riesce a chiedergli come è organizzata la loro comunità, come contattarli e magari contattare la sua famiglia.
Pazientemente l’altra gli spiega che in città essendo liberi non sono certo organizzati come nell’impero, ma di solito la maggior parte di loro si riuniva alla taverna dei Lupi grigi, e che deve assolutamente conoscere Stryke, un capitano dell’esercito della città, e Asker un luogotenente di quest’ultimo, ma anche un gran scavezzacollo.

La notte è ormai inoltrata e finalmente Zora guadagna l’alloggio che le hanno procurato, ma fa fatica ad addormentarsi, ha l’insensata impressione che se chiude gli occhi quando li riaprirà si ritroverà davanti il ghigno pazzoide di Raintar!

Al suo risveglio, constatate le sue paure infondate, però una strana sensazione di disagio l’assale, tuttavia doveva farsi forza e mantenere la promessa fatta a Blottor.
Dopo, se tutto sirisolverà per il meglio potrebbe ricongiungersi alla sua famiglia.

2 commenti:

Unknown ha detto...

Bravissima!!! 10elode

Ulrim ha detto...

Ulrim segue distrattamente il discorso di Zora, mostrando particolare attenzione solo nel passaggio in cui menziona il villaggio di gnomi l'albero corrotto. Da li in poi Ulrim rimane corrucciato e di malumore per tutto il resto del banchetto.